L’eleganza del riccio – Muriel Barbery

Ne avevo tanto sentito parlare di questo libro, la critica lo aveva osannato e, sull’onda del successo letterario, ne era addirittura stato fatto un film, quindi ho pensato che valesse la pena leggerlo , anche solo per curiosità.

In effetti è un buon libro, scritto bene , con un linguaggio ricercato, ma senza mai appesantire la lettura. Lo ammetto, ci sono state un paio di parole per cui ho dovuto cercare il significato sul dizionario e questo in genere mi succede solo con i testi in inglese.

In genere di un libro la prima cosa che mi colpisce è lo stile dell’autore, prima ancora del genere o della trama. Per questo sono spesso incuriosita dai romanzi giapponesi, perché so di trovarmi quasi sempre di fronte ad un testo complesso è molto curato nella forma, probabilmente non adatto ad essere letto in metro, ma che lascia un buon sapore la domenica pomeriggio davanti ad una tazza di caffè.

L’eleganza del riccio strizza un po’ l’occhio ai romanzi moderni giapponesi e in generale alla cultura giapponese. Non voglio svelare nulla della trama a chi non abbia letto il libro, ma di sicuro uno dei principali protagonisti della storia è proprio il Giappone. Ne sono rimasta sorpresa, perché avevo letto delle recensioni su varie riviste e blog, ma ne avevo dedotto solo che la storia fosse incentrata sulle vite di una portinaia di mezza età ed una ragazzina, entrambe dotate di singolare intelligenza e cultura (qualità che non sempre si riscontrano facilmente nella stessa persona).

Le due protagoniste si alternano nella narrazione, in prima persona, degli eventi che interessano il condominio di Parigi in cui vivono e che le porteranno ad avvicinarsi. Sullo sfondo delle loro storie, emerge una Parigi in cui il ceto sociale è un elemento che influenza in maniera preponderante il destino delle persone.

Questo è vero più o meno in tutte le parti del mondo, ma dalla patria dell’illuminismo me lo sarei aspettato un po’ meno. Quando penso alla Francia, penso anche alla rivoluzione francese (lasciamo perdere se subito dopo c’è stato Napoleone) e quindi non immaginavo che la differenza di condizioni economiche potesse avere un peso così grande. Se rifletto, in realtà, sui fatti di cronaca che hanno interessato la Francia ed in particolare Parigi negli ultimi anni ed ai quartieri ghetto che si sono creati nella periferia della capitale, non mi suona più così strana questa verità.

Si tratta di un libro che regalerei e consiglierei volentieri, anche se non mi ha lasciato senza fiato e non mi ha tenuta sveglia intere notti per non interrompere la lettura. Continuo a preferire alcuni grandi classici o, per rimanere in Francia, testi apparentemente più leggeri come quelli di Pennac.

A fine lettura mi è però venuta la voglia di riprendere qualcosa di Tolstoj e chissà che alla fine, grazie a questo libro, io non riscopra uno dei grandi classici della letteratura russa.

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