Ognuno muore solo – Hans Fallada

In Italia siamo abituati a sentire i racconti sulla resistenza al Fascismo ed al Nazismo.

I libri di storia, ma anche i giornali e la televisione, con film ed approfondimenti, ci raccontano e ci hanno raccontato spesso le storie di una resistenza in qualche modo strutturata ed organizzata come quella dei partigiani, ma anche della cosiddetta micro-resistenza, ovvero delle azioni spontanee intraprese dalla gente comune, in opposizione ad un regime che non li rappresentava.

Non ci stupisce quindi sentir parlare di parroci che hanno nascosto famiglie di ebrei nelle loro chiese, medici che hanno ricoverato falsi pazienti per farli sfuggire ai rastrellamenti, o famiglie che hanno in qualche modo nascosto qualcuno in casa loro.

Non è altrettanto comunque, invece, sentir parlare della resistenza tedesca.

Tuttavia un movimento di opposizione al regime nazista in Germania c’è stato fin dall’inizio e se ne ha evidenza nei documenti a riguardo che sono stati conservati dalla polizia e dall’esercito tedeschi.

Purtroppo la repressione nel sangue e le deportazioni non hanno permesso all’opposizione di unirsi e organizzarsi ed il risultato finale è stato un movimento di resistenza eterogeneo, all’interno del quale ognuno  ha operato in maniera completamente indipendente.

Anche in Germania come in Italia è stata presente la micro-resistenza ed alcuni semplici cittadini, che non si erano mai interessati di politica prima, hanno fatto nel loro piccolo il possibile per sabotare il regime.

La storia che ci racconta Hans Fallada in “Ognuno muore solo”, si rifà proprio ad uno di questi casi, documentati dai rapporti della Gestapo e dai verbali dei tribunali.

Otto e Anna Quangel sono due coniugi di mezza età che durante la seconda guerra mondiale decidono di manifestare la loro opposizione al nazismo abbandonando all’interno dei condomini affollati di Berlino delle cartoline con messaggi che denigrano il regime di Hitler ed incitano al sabotaggio.

Le loro azioni hanno un impatto e delle conseguenze spesso drammatiche sulle vite di chi li circonda o di chi casualmente si imbatte in una delle loro cartoline.

Ma i Quangel non sono gli unici a non condividere le idee del regime, sullo sfondo si intrecciano le storie di altri berlinesi, gente comune, piccoli impiegati, commercianti e operai, che prima o poi si ritrovano privati dei fondamentali diritti, costretti a pagare le conseguenze per non aver condiviso ed appoggiato le idee del partito.

Tutte queste singole testimonianze ci forniscono uno spaccato del clima di terrore e repressione che si respira in Germania durante la guerra e dimostrano quanto fosse difficile, in un contesto del genere, riuscire anche solo ad esprimere un’opinione differente da quella del regime di Hitler.

Da questo quadro drammatico emergono comunque delle figure femminili estremamente positive che nella loro fragilità e nel loro dolore trovano la forza per combattere ed andare avanti con dignità.

In un periodo storico in cui le donne sono relegate a ruoli secondarie e quasi mai prese in considerazione, sono proprio loro a fare la differenza e a resistere con maggior tenacia.

Perché è proprio quando una donna ha perso già tutto, che non ha più nulla di cui temere e non c’è tortura né morte che la possa intimorire, quando la vita l’ha già privata di tutto quello per cui vale ancora la pena vivere: i propri figli o il proprio amore.

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